ultimamente mi diverto con un giochetto. semplice, innocente. magari più diffuso nella mente delle persone di quanto creda. del resto la gente è restia a parlare di queste cose.
il giochetto consiste in questo: sono in un luogo pubblico. uno qualsiasi. uno di quelli in cui sono costretta a passare molto tempo senza far nulla. la sala d'attesa di un medico senza una rivista interessante. un treno. la hall di un aeroporto. a volte mi basta anche un autogrill. osservo le persone attorno a me e inizio a interrogarmi su come siano a letto. nel sesso. come facciano l'amore. o come scopino, se preferite. modestamente, non reputo esista davvero una differenza, se non nella crudezza delle parole. io scopo ogni volta che faccio l'amore. e il 90 per cento delle volte che faccio l'amore sto anche scopando.
a volte mi impegno a fondo e riesco nitidamente a vederli. come un filmato, come una foto lucida e chiara.
e questo è una volta di quelle. di fronte a me si è seduta una suora, di colore. è vestita totalmente in bianco e dentro di me rimugino sul fatto che forse è una suora novizia. le guardo il viso e la pelle, abbasso gli occhi sulla croce che ha cucita sul petto, ma non riesco a leggere quale sia il credo che porta ricamato sul cuore.
la osservo mangiare la sua fetta di pizza, la mia stessa identica pizza. le sorrido flebilmente e penso a quanto siamo distanti. profondamente distanti. e poi la vedo. per un breve e lunghissimo secondo, la vedo. gli occhi spalancati. il bianco della sclera illuminato e gigantesco, che trasforma i suoi bulbi oculari in due grosse palle stupite e sorprese. la bocca, esplosa in una "o" di inaspettato piacere. il colorito della pelle rischiarato finalmente da una illuminazione divina. sconcertante e totale. finalmente, ecco, finalmente, la comprensione. ECCO, perchè ne parlano tutti.
e la immagino galoppante, a gambe divaricate, insaziabile, instancabile, il bacino in continuo movimento. il piacere che le pervade ogni singolo poro del corpo.
mi chiedo se abbia mai provato ciò a cui ha deciso di ciò di rinunciare. mi chiedo se abbia fatto in tempo a gustare quello di cui si priva. mi chiedo come possa.
una voce annuncia il mio treno. raccolgo la valigia, cestino ciò che rimane della mia pizza. sarà il piacere a sfamarmi tra poche ore. e non avrò bisogno di niente altro.
Gli infiniti colori del nero
martedì 4 settembre 2012
2.
a volte credo di non farcela. penso che il tempo non mi basterà, che le energie mi si esauriranno. che il corpo, prima o poi, la smetterà di ubbidire sempre ai miei comandi ostinati.
eppure vado avanti così da mesi. senza limitazioni. senza freni. ignorando i segnali di stanchezza, i sintomi di sfinimento. mentendo a me stessa e al mio corpo. negando che possano esistere limiti.
ordino una coca-cola all'autogrill. mi manderà avanti fino a mattina inoltrata.
eppure vado avanti così da mesi. senza limitazioni. senza freni. ignorando i segnali di stanchezza, i sintomi di sfinimento. mentendo a me stessa e al mio corpo. negando che possano esistere limiti.
ordino una coca-cola all'autogrill. mi manderà avanti fino a mattina inoltrata.
lunedì 3 settembre 2012
ultimo venerdì di ogni mese.
ultimo venerdì di ogni mese. e come al solito non ho dormito un numero di ore sufficienti, non ho preparato la valigia per tempo, non ho scelto la mise, non ho un programma di base solido. insomma. non sono minimamente pronta. non fosse per quel desiderio pulsante, in un luogo nascosto. un secondo cuore che batte, batte. e mi dice dove andare. dove precipitarmi.
dove. e perchè.
scivolo all'interno dei miei vestiti da comune mortale. sorrido, chiudendo la borsa e portandola fuori, alla luce del sole. poche ore mi mancano ancora e lascio che i minuti ed i secondi passino lentamente sopra il mio corpo, dentro al mio cervello. fino al momento di partire. fino al momento di staccare. di cambiare. SWITCH. ON.
è meglio che mi affretti. ciò che voglio è a poche ore di distanza. nella valigia infilo ciò che mi serve. ciò che mi servirà. tutto ciò che mi penetrerà. tutto quello che abuserà di me.
adoro riempire la borsa di oggetti che la luce del giorno non può vedere. adoro avere qualcosa da nascondere. qualcosa di cui ridere, sotto i baffi. qualcosa per cui cambiare. un motivo per cui svegliarsi una persona e addormentarsi un'altra.
di giorno solo Silvia.
di notte solo Shining Blue.
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