ultimamente mi diverto con un giochetto. semplice, innocente. magari più diffuso nella mente delle persone di quanto creda. del resto la gente è restia a parlare di queste cose.
il giochetto consiste in questo: sono in un luogo pubblico. uno qualsiasi. uno di quelli in cui sono costretta a passare molto tempo senza far nulla. la sala d'attesa di un medico senza una rivista interessante. un treno. la hall di un aeroporto. a volte mi basta anche un autogrill. osservo le persone attorno a me e inizio a interrogarmi su come siano a letto. nel sesso. come facciano l'amore. o come scopino, se preferite. modestamente, non reputo esista davvero una differenza, se non nella crudezza delle parole. io scopo ogni volta che faccio l'amore. e il 90 per cento delle volte che faccio l'amore sto anche scopando.
a volte mi impegno a fondo e riesco nitidamente a vederli. come un filmato, come una foto lucida e chiara.
e questo è una volta di quelle. di fronte a me si è seduta una suora, di colore. è vestita totalmente in bianco e dentro di me rimugino sul fatto che forse è una suora novizia. le guardo il viso e la pelle, abbasso gli occhi sulla croce che ha cucita sul petto, ma non riesco a leggere quale sia il credo che porta ricamato sul cuore.
la osservo mangiare la sua fetta di pizza, la mia stessa identica pizza. le sorrido flebilmente e penso a quanto siamo distanti. profondamente distanti. e poi la vedo. per un breve e lunghissimo secondo, la vedo. gli occhi spalancati. il bianco della sclera illuminato e gigantesco, che trasforma i suoi bulbi oculari in due grosse palle stupite e sorprese. la bocca, esplosa in una "o" di inaspettato piacere. il colorito della pelle rischiarato finalmente da una illuminazione divina. sconcertante e totale. finalmente, ecco, finalmente, la comprensione. ECCO, perchè ne parlano tutti.
e la immagino galoppante, a gambe divaricate, insaziabile, instancabile, il bacino in continuo movimento. il piacere che le pervade ogni singolo poro del corpo.
mi chiedo se abbia mai provato ciò a cui ha deciso di ciò di rinunciare. mi chiedo se abbia fatto in tempo a gustare quello di cui si priva. mi chiedo come possa.
una voce annuncia il mio treno. raccolgo la valigia, cestino ciò che rimane della mia pizza. sarà il piacere a sfamarmi tra poche ore. e non avrò bisogno di niente altro.
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